Mettere a confronto il romanzo ottocentesco, il modernismo di Virginia Woolf e la narrativa contemporanea non significa dire che “prima era meglio”, ma osservare come è cambiato il nostro modo di leggere e cosa abbiamo perso lungo la strada.
Mettere a confronto il romanzo ottocentesco, il modernismo di Virginia Woolf e la narrativa contemporanea non significa dire che “prima era meglio”, ma osservare come è cambiato il nostro modo di leggere e cosa abbiamo perso lungo la strada.
Gita al faro di Virginia Woolf è uno di quei libri che mettono in crisi il concetto stesso di romanzo. Non perché racconti una storia complessa o ricca di colpi di scena, ma perché dimostra, con una naturalezza disarmante, che la letteratura può esistere anche senza “trama”, o almeno senza una trama nel senso in cui oggi siamo abituati a intenderla.
Niente e così sia di Oriana Fallaci è un libro doloroso, lucidissimo e drammaticamente attuale. Un reportage di guerra che, a distanza di decenni, continua a parlare con una forza impressionante al presente che stiamo vivendo, fatto di conflitti sempre più vicini, di escalation continue e di una violenza che sembra non conoscere fine.
È uno di quei libri che non invecchiano, perché purtroppo non invecchia ciò che raccontano.
Tu che non sai come la vita sia molto di più del tempo che passa fra il momento in cui si nasce e il momento in cui si muore, su questo pianeta dove gli uomini fanno miracoli per salvare un moribondo e le creature sane le ammazzano a cento, mille, un milione per volta.
Pubblicato nel 1969, Niente e così sia nasce dall’esperienza diretta di Oriana Fallaci come inviata di guerra durante il conflitto in Vietnam. Ma non è un semplice resoconto giornalistico: è una riflessione profonda, amara e spesso disperata sulla guerra, sull’uomo e sulla violenza.
Fallaci racconta ciò che vede, ciò che sente e ciò che pensa, senza filtri né indulgenze, così com'è nel suo stile inconfondibile: viscerale, crudo e poetico al contempo. Spiazzante.
Non cerca eroi, non offre soluzioni, non consola il lettore. Mai.
Credere negli esseri umani, battersi per loro, perché? Vantarsi d'essere nato fra loro anziché fra gli alberi o i pesci o le iene, perché? E non dirmi che il giudizio di un giornalista è distorto da avvenimenti eccezionali, non si basa mai sulla normalità quotidiana. Il destino del mondo dipende infatti dalla normalità quotidiana o dagli avvenimenti eccezionali di cui si occupa un giornalista? La storia la fanno i buoni che passano inosservati o i cattivi che si distinguono pei loro crimini legalizzati dalle bandiere? La fanno i bulldozer che costruiscon le strade o i carri armati che le distruggono? Io sostengo che la fanno i carri armati perché non ho mai saputo di un buono che cambiò la faccia della terra. La cambiò forse Cristo? La cambiò forse Budda? Sostieni di sì? Allora spiegami il Vietnam, il Biafra, il Medio Oriente, la Cecoslovacchia, Shiran Shiran, i contestatori borghesi. Spiegami, convincimi, e mi vanterò d'esser nata fra gli uomini anziché fra gli alberi o i pesci o le iene.
Fallaci non cerca giustificazioni rassicuranti. La sua conclusione – implicita ma costante – è terribile nella sua semplicità: l’uomo è violento per natura.
... e nessuno mi ha ancora spiegato perché uccidere per rapina è peccato, mentre uccidere perché hai un'uniforme è glorioso.
Fallaci alterna cronaca, dialoghi, riflessione personale e invettiva morale. Scrive con rabbia, dolore e lucidità, senza mai addolcire la realtà. È una scrittura che ferisce, ma proprio per questo è necessaria.
Se capisci chi parla perché non riesce a sopportare il dolore del corpo, devi capire anche chi parla perché non riesce a sopportare il dolore dell'anima.
Ma ecco cosa ho imparato in questa guerra, in questo paese, in questa città: ad amare il miracolo di essere nata.
⭐ Voto finale: 5/5
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Fra tutti i libri che ho letto finora, questo è forse quello che più mi ha sconvolto. Qualche giorno fa, in un post su Facebook, si chiedeva di consigliare un libro e io, di getto, ho risposto: “Sulla pelle viva” di Tina Merlin. L’ho fatto perché credo sia un testo purtroppo ignorato, nonostante sia uno di quei libri che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita.
I tre evangelisti di Fred Vargas una trilogia che raccoglie tre storie investigative accomunate dagli stessi protagonisti e dallo stile inconfondibile dell’autrice. Una serie amatissima dai lettori, perfetta per chi cerca un giallo ironico, intelligente e fuori dagli schemi.
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Angeli e Demoni di Dan Brown è uno dei thriller più famosi e letti degli ultimi decenni, nonché il romanzo che introduce il personaggio di Robert Langdon, protagonista anche de Il Codice da Vinci. In questa recensione analizziamo trama, punti di forza, difetti e opinione finale, per capire se vale davvero la pena leggerlo.
Nel percorso di Terapia della scrittura, la metafora non è un ornamento stilistico, ma uno strumento potente di conoscenza e trasformazione.
Un noir contaminato che intreccia mistero, ironia e profondità emotiva
Con Il Grimorio Maledetto, terzo capitolo della serie dedicata alla detective Rebecca Rubini, Sara Scaranna conferma e rafforza una cifra stilistica ormai riconoscibile: un noir “contaminato”, capace di mescolare indagine, introspezione psicologica, ironia e tensione emotiva senza mai perdere equilibrio.
Non siamo di fronte a un giallo classico, e nemmeno a un semplice thriller. Questo romanzo si muove con disinvoltura su più piani narrativi, offrendo al lettore un’esperienza ricca e stratificata, dove il mistero è solo una delle chiavi di accesso a una storia profondamente umana.
Ci sono dolori che non chiedono soluzioni, ma compagnia.
La fine di un amore è uno di questi.
Quando un legame si interrompe, non perdiamo solo una persona: perdiamo una versione di noi, un futuro immaginato, un linguaggio condiviso. Il mondo continua a muoversi, ma qualcosa dentro resta indietro, sospeso. In questi momenti, le parole degli altri possono diventare una stanza in cui ripararsi, un luogo dove il dolore non viene minimizzato né corretto.
È qui che entrano in gioco i libri.
La lettura, soprattutto in tempi di pena d’amore, non serve a distrarci o a “tirarci su”. Serve a legittimare ciò che proviamo, a darci parole quando le nostre sono confuse, a farci sentire meno soli nella frammentazione. E quando alla lettura si affianca la scrittura, accade qualcosa di ancora più profondo: il dolore trova un contenitore, un confine, una forma abitabile.
Alcuni libri, più di altri, sanno stare accanto a un cuore spezzato. Non promettono guarigioni rapide. Offrono presenza.
Di seguito, una selezione di letture curative, da affrontare senza fretta, magari a piccoli brani, lasciando che risuonino e aprano uno spazio di scrittura personale.
Scrivere è un bisogno.
Si scrive per rispondere a un’urgenza.
Perché non si può farne a meno.
Si scrive per portare all’esterno qualcosa che non possiamo più tenere dentro.
Per dare forma e confini a un ammasso indistinto di pensieri, emozioni, sensazioni, desideri.
Per provare a dar loro un senso.
Si scrive anche per lasciare traccia di sé e opporsi al vuoto.
Per tenersi compagnia.
Scrivere mi fa stare bene.
La scrittura del benessere è una pratica gentile, per imparare ad accettarsi.
Ci sono libri che si leggono con gli occhi e altri che si sentono con il cuore. Stella Cadente appartiene alla seconda categoria.
Non è un romanzo, non è una storia di fantasia: è una lettera. Un flusso di pensieri che scava nell’anima, che parla di un amore profondo e di una perdita silenziosa, di un dolore spesso invisibile agli altri ma impossibile da ignorare per chi lo vive.
Marcello Simoni, maestro del thriller storico e del gotico lagunare, ci conduce nuovamente nella Ferrara del Seicento con "L'angelo di pietra", un romanzo che segna il ritorno dell'inquisitore fra' Girolamo Svampa.