martedì 28 aprile 2026

Recensione Il Libro dei morti di Patricia Cornwell (vol. 15 della serie di Key Scarpetta)

Copertina Il Libro dei morti di Patricia Cornwell


Apprezzo il tentativo di Paricia Cornwell di sorprendere il lettore con sperimentazioni diverse, magari nel tentativo di evitare l'effetto noia che alla lunga può sopraggiungere, quando si ha a che fare con serie molto floride come quella che ha Key Scarpetta come protagonista. Anche il voler virare verso un thriller più psicologico è interessante. 

Purtroppo, però, il risultato, a mio parere, è deludente.

Mi sono buttata su "Il libro dei morti" con la stessa ingordigia che riservo ai romanzi in cui nutro grandi aspettative, certa di trovare un thriller investigativo solido, con una tensione costruita con metodo e quella profondità psicologica che ha reso celebre la serie di Kay Scarpetta. Eppure, questa volta, qualcosa non mi ha convinta.

giovedì 23 aprile 2026

Recensione di Mr. Mercedes di Stephen King

Copertina Mr. Mercedes di Stephen King


C’è sempre un certo peso, un’aspettativa crepitante, quando si apre un nuovo romanzo di Stephen King. Non è soltanto la curiosità per la storia, ma la promessa di essere trascinati in un vortice narrativo capace di catturare, inquietare e, spesso, lasciare il segno. Mr. Mercedes, però, non è riuscito a mantenere del tutto questo impegno, per lo meno, non con me.

Forse il problema sta proprio nelle aspettative altissime. King è un mostro sacro, un maestro nel costruire tensione, nel creare personaggi memorabili e atmosfere che restano addosso. Qui, invece, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a qualcosa di diverso: un romanzo solido, ben scritto, ma meno coinvolgente rispetto ai suoi lavori più iconici.

mercoledì 15 aprile 2026

Recensione di un capolavoro: Dieci piccoli indiani di Agatha Christie

Copertina Dieci piccoli indiani/E poi non rimase nessuno di Agatha Christie


Con oltre 110 milioni di copie, Dieci piccoli indiani - conosciuto anche come E poi non rimase nessuno - è il giallo più venduto in assoluto e per ottime ragioni, non solo il numero esiguo di pagine in cui Agatha Christie riesce a concentrare un vero e proprio capolavoro, ma poiché rappresenta un perfetto esempio di costruzione narrativa basata su tensione psicologica, struttura matematica del mistero e riflessione morale sulla colpa.

Pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1939, Dieci piccoli indiani rappresenta una delle vette assolute del romanzo poliziesco e probabilmente l’opera più ingegnosa di Agatha Christie. Il libro racconta la storia di dieci sconosciuti invitati su Nigger Island, una misteriosa isola al largo della costa inglese, dove scopriranno presto di essere stati riuniti da un enigmatico anfitrione con uno scopo preciso: giudicarli per crimini commessi in passato e mai puniti.

In Italia venne pubblicato solo nel 1946 con il titolo "E poi non rimase nessuno" nella collana Il Giallo Mondadori.

martedì 14 aprile 2026

Recensione di Quelle belle ragazze di Karin Slaughter

Copertina Quelle belle ragazze Karin Slaughter


Da tempo non mi capitava di provare un tale coinvolgimento per un libro. Un romanzo strepitoso che mi ha catturato dalla prima all'ultima pagina, con una trama solida, personaggi ben caratterizzati e una profondità psicologica pazzesca.

Sto parlando di Quelle belle ragazze di Karin Slaughter.

Uno dei punti di forza principali del romanzo è la struttura della trama, costruita con grande precisione e senza forzature. La storia, sconvolgente e intensa, si sviluppa con naturalezza, alternando passato e presente, incrociando storie e personaggi, mantenendo sempre alta la suspense ma senza mai risultare artificiosa. Karin Slaughter dimostra una straordinaria capacità di dosare rivelazioni e colpi di scena, conducendo il lettore attraverso un intreccio complesso ma sempre coerente, dove ogni elemento trova il proprio posto con equilibrio.

Altrettanto notevole è l’approfondita analisi psicologica dei personaggi. L’autrice scandaglia emozioni, fragilità e contraddizioni con grande sensibilità, senza mai appesantire il ritmo narrativo. Al contrario, questa introspezione rende il racconto ancora più coinvolgente e immersivo, permettendo al lettore di entrare in empatia con i protagonisti, vivere la vicenda con maggiore intensità emotiva e chiedersi continuamente: “E io cosa avrei fatto?”

Perché il giallo si chiama giallo?

Copertina originale del primo giallo italiano La strana morte del signor Benson di S S Van Dine


Si tratta, forse, di uno dei casi più eclatanti della storia del marketing, poiché un'intuizione è riuscita a cambiare addirittura il nome a un genere letterario.

Se oggi, infatti, diciamo “sto leggendo un giallo”, il merito è della Mondadori che nel 1929 decise di pubblicare una collana di polizieschi dalla coeprtina color canarino.

La scelta cromatica non era casuale. Il giallo, acceso e visibile, rendeva quei volumi immediatamente riconoscibili sugli scaffali e la cosa prese piede a tal punto da identificare i poliziaschi con quel colore iconico.

Ma quale fu il romanzo che diede il via a questa rivoluzione cromatica e tutta italiana? Si tratta de "La strana morte del signor Benson" di S.S. Van Dine, un romanzo ormai dimenticato da molti lettori contemporanei, nonostante il fascino storico che lo colloca fra le opere che hanno contribuito a trasformare una semplice scelta grafica editoriale in una parola entrata stabilmente nella lingua italiana.

lunedì 13 aprile 2026

Il cappello del prete: recensione del primo “giallo” pubblicato in Italia

Copertina di Il cappello del prete di Emilio De Marchi


Pubblicato nel 1888, Il cappello del prete è considerato il primo vero romanzo “giallo” italiano, scritto da Emilio De Marchi e originariamente apparso a puntate sul quotidiano L’Italia. L’opera rappresenta un momento importante nella storia della narrativa italiana, perché introduce elementi tipici del genere investigativo quando ancora il “giallo” non era codificato come oggi.

Trama (senza spoiler)

La vicenda ruota attorno al barone Carlo di Santafusca, un nobile napoletano decaduto e pieno di debiti, disposto a tutto pur di recuperare la propria ricchezza. Quando entra in contatto con un prete ambiguo e misterioso, Don Cirillo, la situazione prende una piega oscura. Un gesto criminale scatena una spirale di paura e senso di colpa, mentre un oggetto simbolico – il cappello del prete – diventa il segno costante della colpa che perseguita il protagonista.

Il romanzo si distingue per l’attenzione alla psicologia del colpevole più che all’indagine investigativa. De Marchi costruisce una tensione crescente mostrando come il crimine non porti liberazione ma angoscia e paranoia. Il cappello diventa simbolo della coscienza che non può essere messa a tacere.

domenica 12 aprile 2026

Corpi freddi di Kathy Reichs: quando il dettaglio appesantisce la tensione



Ammetto di avere scoperto Kathy Reich anni fa dopo essermi innamorata delle serie televisiva Bones che racconta le indagine dell'antropologa forense Temperance Brennan.

Beh, per chi non lo sapesse, gli unici elementi in comune fra la serie TV e il personaggio realmente ideato dalla Reich sono il nome e il mestiere, ma per chi ama i gialli questo non è un limite e nemmeno un difetto, semplicemente un nuovo personaggio a cui affezionarsi e di cui seguire le imprese.

Devo però ammettere di essere rimasta delusa dalla lettura di Corpi freddi. La lettura si è rivelata meno coinvolgente del previsto. Non vedevo l'ora di terminarlo e non per scoprire l'assassino, ma per il bisogno di passare a un altro libro.

sabato 11 aprile 2026

Recensione Oggetti di Reato di Patricia Cornwell - Key Scarpetta vol. 2

Oggetti di reato copertina romanzo


Se vi siete appassionati a "Scarpetta" e se ancora non lo avete fatto, è probabile che vi sia venuta voglia di avventurarvi nella lettura dei romanzi di Patricia Cornwell che hanno ispirato la serie TV e che hanno come protagonista Key Scarpetta, forse il medico legale più iconico e famoso della letteratura moderna.

"Ispirato" è tutto ciò che si può dire, poiché fra la serie TV e i libri le differenze abbondano e sono anche parecchio evidenti e sostanziali, del resto, portare la penna di Patricia Cornwell in TV non è semplice e chi come me ama i suoi libri è bene che guardi gli episodi senza pretenderne la fedeltà.

Detto ciò, posso dire che la serie TV non mi è dispiaciuta - nonostante tutto - eccetto gli ultimi secondi, che immagino siano stati ideati per lasciare gli spettatori con il fiato sospeso in attesa della nuova serie, ma dato che la nuova serie deve ancora essere prodotta, la cosa mi ha fatto storcere il naso parecchio.

La visione di "Scarpetta", però, mi ha fatto venire voglia di rituffarmi nelle vecchie storie di Key Scarpetta e così ho ripreso in mano "Oggetti di reato", il secondo volume della serie.

lunedì 23 febbraio 2026

Journal di Matilde Manzoni: la dolcezza di una figlia, l’assenza di un padre

 

Copertina Journal di Matilde Manzoni

Journal di Matilde Manzoni è un libro di una delicatezza quasi disarmante. Non urla, non accusa, non recrimina. E proprio per questo fa male.

È il diario di una figlia malata che continua a sperare, ad attendere, a idolatrare un padre che non arriva mai davvero.

Pagina dopo pagina, ciò che colpisce non è tanto ciò che viene raccontato, quanto ciò che manca.

giovedì 12 febbraio 2026

Cime tempestose di Emily Brontë: recensione e citazioni di una storia d'amore che non è una storia d'amore

Copertina Cime tempestose di Emily Brontë versione illustrata



Alle prime posizioni della classifica dei miei libri preferiti c'è Cime tempestose di Emily Brontë.

Un romanzo d'amore e di morte. Violento, crudele, dove i personaggi sono cattivi, egoisti, contraddittori. Vittime e carnefici al contempo.

Cime tempestose non consola, non educa. Non redime. È una storia aspra, violenta, ossessiva, proprio come la brughiera che la attraversa. Ed è forse per questo che, a distanza di quasi due secoli, continua a disturbare, a dividere, a inquietare.

È un romanzo di denuncia che pone l'attenzione sull'amore malato, su quanto possa diventare distruttivo quando sfocia nell'ossessione, e su quanto le consuetudini sociali possano essere deleterie e catastrofiche. Eppure, al suo interno, vive una poesia potentissima: una raffinatezza di immagini, una magia di parole che lo rendono unico e intramontabile.

mercoledì 4 febbraio 2026

Recensione Paula di Isabel Allende: un libro non per cuori deboli

Copertina PauIa Isabel Allende

Paula di Isabel Allende è il libro che mi ha fatto versare più lacrime di tutti. Ti strappa il cuore, te lo tritura e te lo lascia lì agonizzante e sanguinante.

Non una commozione composta, non qualche lacrima trattenuta: un pianto vero, incontrollabile, che nasce dalla consapevolezza di trovarsi davanti a un dolore autentico, raccontato senza difese.

Non è un romanzo nel senso tradizionale del termine. È una lettera, una confessione, un atto d’amore disperato e lucidissimo insieme.

lunedì 26 gennaio 2026

Dal romanzo ottocentesco a Virginia Woolf, fino alla narrativa contemporanea: quando la letteratura ha smesso di prendersi il suo tempo

 

Confronto tra romanzo ottocentesco e lettura digitale moderna

C’è un equivoco sempre più diffuso quando si parla di letteratura: l’idea che i romanzi “difficili”, lenti o stilisticamente complessi appartengano al passato perché inadatti al lettore moderno.
Ma forse il problema non è nei libri. Forse il problema è la fretta continua con cui viviamo le giornate, la cronica mancanza di tempo, la velocità che spinge a correre sempre e comunque per andare poi non si sa dove. I libri contemporanei rispecchiano questa tendenza a discapito di testi più “difficili” che necessitano di più tempo e concentrazione per essere compresi.

Mettere a confronto il romanzo ottocentesco, il modernismo di Virginia Woolf e la narrativa contemporanea non significa dire che “prima era meglio”, ma osservare come è cambiato il nostro modo di leggere e cosa abbiamo perso lungo la strada.

venerdì 23 gennaio 2026

Gita al faro di Virginia Woolf. Il romanzo che sfida la narrativa contemporanea

 

Copertina Gita al faro di Virginia Woolf


Gita al faro di Virginia Woolf è uno di quei libri che mettono in crisi il concetto stesso di romanzo. Non perché racconti una storia complessa o ricca di colpi di scena, ma perché dimostra, con una naturalezza disarmante, che la letteratura può esistere anche senza “trama”, o almeno senza una trama nel senso in cui oggi siamo abituati a intenderla.

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