La palude è la rivincita della natura sull’intelletto umano. La palude non può essere domata, né compresa. È l’inconscio, il labirinto, che fa smarrire e sprofondare.
Amo i romanzi ambientati nella “mia” terra: quei
luoghi monopolizzati dal Delta del Po e dalle sue suggestive e irremovibili
leggi, dove la nebbia la fa da padrone nell’aria, offuscando la vista, e dove la
palude rende incerto ogni passo.
Sono terre ricche di misteri e suggestioni, luoghi
di leggende e credenze arcaiche che affondano le radici nelle paure dei nostri
antenati, ma che respirano ancora fra le incertezze di oggi.
Matteo Cavezzali intreccia una trama noir che s’insinua fra le atmosfere senza tempo del Delta del Po, immaginando un paese: Afunde, il cui nome si differenzia solo per un accento dal verbo afundè, che in dialetto significa affondare. Tale luogo, infatti, che sorge ai margini della palude, affonda a una velocità inquietante, ma i suoi abitanti, per la maggior parte donne vedove della Grande Guerra, non se ne curano, poiché la palude e le sue regole non si discutono, le si accettano e basta.
