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lunedì 15 aprile 2024

Mini Corso di scrittura per principianti - Lezione n. 1 EMOZIONARE


 

Quello che resta dei libri che leggiamo sono le emozione che ci regalano, e più sono immersivi e coinvolgenti e più riusciamo ad apprezzarli e a immedesimarci nei personaggi.

La chiave quindi per scrivere un buon testo è EMOZIONARE. Ma come si fa?

La prima cosa da fare, nonché la più banale, ma forse anche la più difficile è IMMEDESIMARSI NEI PERSONAGGI, vedere con i loro occhi, sentire con le loro orecchie, percepire le loro sensazioni e soprattutto le loro emozioni, perché sono quelle che devono essere stimolate anche nella mente del lettore per far sì che la lettura induca il cervello a creare le immagini nella mente di chi legge e faccia vibrare le emozioni come se le stesse vivendo in prima persona.

Se io dico che Giuseppe scala la montagna e quando è in cima si butta con il deltaplano, per quanto possa essere un episodio eclatante, avventuroso, persino inverosimile, la percezione che si ha non solo non è coinvolgente, ma scivola senza lasciare traccia.

Se io invece narro l'avventura di Giuseppe raccontando della fatica che compie nella scalata, del dolore alle dita, le vesciche e i tagli sulla pelle provocati dalla roccia, il sole cocente sulla schiena, un piede che perde l'appiglio e rischia di farlo cadere, e poi il sollievo e la soddisfazione di aver raggiunto la vetta, il vento sulla pelle, la bellezza del panorama che si apre attorno a lui con le cime circostanti, la vallata ai piedi, il verde dei boschi che corre lungo i pendii, un'aquila che vola nel cielo e lui stesso, seguendo l'aquila sale sul deltaplano e si lancia libero come un uccello con tutto il mondo ai suoi piedi; stimolo la mente del lettore a visualizzare le immagini narrate e a percepirne le emozioni.

Per farlo è fondamentale avere ben chiaro in mente L'AMBIENTAZIONE e soprattutto occorre CONOSCERE perfettamente i propri PERSONAGGI dal momento in cui ipoteticamente sono nati, fino a quando entrano in scena. Ovvio che al lettore non bisogna rivelare la biografia completa come numero di scarpe, piatto preferito o a quale età si è rotto il mignolo del piede, ma queste informazioni servono all'autore per dare un'anima e una tridimensionalità ai personaggi che devono avere ognuno la propria voce, il proprio carattere, il proprio temperamento, i propri gusti. Ciò non solo arricchirà la storia, ma ci permetterà di farli muovere e parlare con una coerenza e una cifra stilistica ben precisa e riconoscibile.


giovedì 4 aprile 2024

Mini Corso di Scrittura per principianti - Introduzione

REGOLA N. 1: EMOZIONARE



Conoscere a menadito le regole ortografiche e grammaticali non basta per scrivere un romanzo degno di essere pubblicato.

La conoscenza della lingua italiana non è infatti condizione sufficiente per saper narrare, che è cosa ben diversa dallo scrivere in sé, poiché la lingua che occorre utilizzare nei romanzi è quella delle emozioni.

venerdì 1 aprile 2022

E' e È non sono la stessa cosa

 


Un autore che si rispetti, che si voglia definire tale e che pretenda di essere letto e pubblicato non può presentarsi con un testo dove il verbo essere è scritto con l'apostrofo anziché l'accento.

giovedì 31 marzo 2022

L'importanza del correttore di bozze


    

Con l'avvento delle nuove tecnologie, delle app di messaggistica, della frenesia dei social networks, della velocità con cui viaggiano le informazioni sul web che amplificano la libertà di pensiero, di parola e di espressione, e sdoganando terminologie nuove che tendono a velocizzare i tempi a discapito della forma, molti credono che tale forma non sia più poi così importante.

giovedì 4 giugno 2020

Dialogue tag o beat?

Dialogue tag o beat? Senza dubbio è sempre meglio preferire i beat, ma perché? 

E cosa sono?


    I dialogue tag sono quei verbi come "disse", "urlò", "replicò" ecc... che hanno come funzione principale quella di identificare il personaggio che sta parlando e di definire il come lo sta facendo (sussurra, sbraita, grida, esclama ecc...)
    I beat, invece, sono quei piccoli gesti compiuti dal personaggio tra una battuta e l'altra, che identificano chi sta parlando, che aggiungono dinamismo e verosimiglianza alla scena, e che rendono quindi il dialogue tag superfluo e inutile.

    Lo scopo principale di uno scrittore non è raccontare una storia, bensì mostrarla e far sì che il lettore si immerga nella storia stessa, ne sia rapito fino a immedesimarsi nel personaggio e scordarsi di se stesso.
    Capita a volte di imbattersi in libri con una bella trama, scritti bene eppure non coinvolgenti e noiosi, e poi capita di trovarsi a leggere libri con trame senza grosse pretese, ma che riescono inaspettatamente a rapirci. Questo perché nel secondo caso lo scrittore ha saputo sfruttare bene i trucchi e gli escamotage tipici della scrittura immersiva, cosa che probabilmente è stata ignorata nella prima ipotesi.

    Uno di questi espedienti è il beat, ovvero azioni o gesti che compiono i personaggi mentre dicono una battuta oppure subito prima o subito dopo, in questo modo la scena non resta statica come con il classico "disse", ma è in movimento, il personaggio fa qualcosa di concreto per cui sappiamo che è lui a parlare, e così facendo si rende la scena più realistica, verosimile e coinvolgente.
    
    Nella realtà difficilmente due o più persone parlano senza compiere nessun gesto. Ci si può girare i pollici, aggrottare le sopracciglia, grattare un braccio, camminare su e giù per la stanza, prendere un libro ecc... e questo è ciò che deve essere riportato per far sì che chi legge sia coinvolto nella scena, ne venga assorbito e la visualizzi nella propria mente rendendola realistica.
    Il semplice "disse" enunciato in tutte le sue più varie declinazioni toglie l'illusione del qui e ora, ricordando al lettore che ciò che sta leggendo non è altro che frutto della fantasia di qualcuno, mentre la vera magia sta nel far "credere" al lettore che ciò che sta leggendo sta avvenendo in quel preciso istante. Ovvio che i lettori non sono così stupidi da credere veramente che il qui e ora sia reale, ma l'illusione che si sviluppa fa agire la mente del lettore nel medesimo modo, attivando le opportune aree del cervello e rendendo così la scena realistica e coinvolgente.

    Basta qualche piccolo accorgimento per agevolare quest'illusione, ma allo stesso modo basta un niente per dissolverla.

    I dialogue tag vanno perciò usati con moderazione, proprio solo quando non si può fare altrimenti poiché omettendoli non ci sarebbe modo di far capire chi sta parlando. Diversamente è molto meglio evitare di aggiungere i vari "disse" o "replicò" o "enunciò" o "arzigogolò"... Se tizio ha appena parlato che bisogno c'è di specificare che lo ha appena fatto?
    L'unico motivo per aggiungere i dialogue tag è per precisare il modo in cui tizio ha parlato, quindi "gridò", "urlò", "sussurrò" ecc.. poiché questi termini identificano uno specifico tono. È però sempre preferibile mostrare la scena e le emozioni di tizio, cosicché il lettore deduca da solo il tono della battuta, senza bisogno di precisarlo.

    Scrivere è un'arte a tutti gli effetti, non basta avere una buona idea, conoscere i congiuntivi, le regole grammaticali e saper mettere in fila pagine e pagine di parole. Occorre invece padroneggiare ogni aspetto della scrittura per poter diventare alchimisti della parola scritta.
    




giovedì 1 dicembre 2011

I 40 consigli di scrittura di Umberto Eco


  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
  2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  4. Esprimiti siccome ti nutri.
  5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
  8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  9. Non generalizzare mai.
  10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
  11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  12. I paragoni sono come le frasi fatte.
  13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
  14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
  15. Sii sempre più o meno specifico.
  16. L'iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
  17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
  18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
  19. Metti, le virgole, al posto giusto.
  20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
  21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
  22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
  23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
  24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
  25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
  26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
  27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
  28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
  29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
  30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo,l’autore del 5 maggio.
  31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
  32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
  33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
  34. Non andare troppo sovente a capo.
    Almeno, non quando non serve.
  35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
  36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
  37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
  38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
  39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
  40. Una frase compiuta deve avere.

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