Alle prime posizioni della classifica dei miei libri preferiti c'è Cime tempestose di Emily Brontë.
Un romanzo d'amore e di morte. Violento, crudele, dove i personaggi sono cattivi, egoisti, contraddittori. Vittime e carnefici al contempo.
Cime tempestose non consola, non educa. Non redime. È una storia aspra, violenta, ossessiva, proprio come la brughiera che la attraversa. Ed è forse per questo che, a distanza di quasi due secoli, continua a disturbare, a dividere, a inquietare.
È un romanzo di denuncia che pone l'attenzione sull'amore malato, su quanto possa diventare distruttivo quando sfocia nell'ossessione, e su quanto le consuetudini sociali possano essere deleterie e catastrofiche. Eppure, al suo interno, vive una poesia potentissima: una raffinatezza di immagini, una magia di parole che lo rendono unico e intramontabile.
