C’è un equivoco sempre più diffuso quando si parla di letteratura: l’idea che i romanzi “difficili”, lenti o stilisticamente complessi appartengano al passato perché inadatti al lettore moderno.
Ma forse il problema non è nei libri. Forse il problema è la fretta continua con cui viviamo le giornate, la cronica mancanza di tempo, la velocità che spinge a correre sempre e comunque per andare poi non si sa dove. I libri contemporanei rispecchiano questa tendenza a discapito di testi più “difficili” che necessitano di più tempo e concentrazione per essere compresi.
Mettere a confronto il romanzo ottocentesco, il modernismo di Virginia Woolf e la narrativa contemporanea non significa dire che “prima era meglio”, ma osservare come è cambiato il nostro modo di leggere e cosa abbiamo perso lungo la strada.

