Nel percorso di Terapia della scrittura, la metafora non è un ornamento stilistico, ma uno strumento potente di conoscenza e trasformazione.
Nel percorso di Terapia della scrittura, la metafora non è un ornamento stilistico, ma uno strumento potente di conoscenza e trasformazione.
Ci sono dolori che non chiedono soluzioni, ma compagnia.
La fine di un amore è uno di questi.
Quando un legame si interrompe, non perdiamo solo una persona: perdiamo una versione di noi, un futuro immaginato, un linguaggio condiviso. Il mondo continua a muoversi, ma qualcosa dentro resta indietro, sospeso. In questi momenti, le parole degli altri possono diventare una stanza in cui ripararsi, un luogo dove il dolore non viene minimizzato né corretto.
È qui che entrano in gioco i libri.
La lettura, soprattutto in tempi di pena d’amore, non serve a distrarci o a “tirarci su”. Serve a legittimare ciò che proviamo, a darci parole quando le nostre sono confuse, a farci sentire meno soli nella frammentazione. E quando alla lettura si affianca la scrittura, accade qualcosa di ancora più profondo: il dolore trova un contenitore, un confine, una forma abitabile.
Alcuni libri, più di altri, sanno stare accanto a un cuore spezzato. Non promettono guarigioni rapide. Offrono presenza.
Di seguito, una selezione di letture curative, da affrontare senza fretta, magari a piccoli brani, lasciando che risuonino e aprano uno spazio di scrittura personale.
Scrivere è un bisogno.
Si scrive per rispondere a un’urgenza.
Perché non si può farne a meno.
Si scrive per portare all’esterno qualcosa che non possiamo più tenere dentro.
Per dare forma e confini a un ammasso indistinto di pensieri, emozioni, sensazioni, desideri.
Per provare a dar loro un senso.
Si scrive anche per lasciare traccia di sé e opporsi al vuoto.
Per tenersi compagnia.
Scrivere mi fa stare bene.
La scrittura del benessere è una pratica gentile, per imparare ad accettarsi.
Quello che resta dei libri che leggiamo sono le emozione che ci regalano, e più sono immersivi e coinvolgenti e più riusciamo ad apprezzarli e a immedesimarci nei personaggi.
La chiave quindi per scrivere un buon testo è EMOZIONARE. Ma come si fa?
La prima cosa da fare, nonché la più banale, ma forse anche la più difficile è IMMEDESIMARSI NEI PERSONAGGI, vedere con i loro occhi, sentire con le loro orecchie, percepire le loro sensazioni e soprattutto le loro emozioni, perché sono quelle che devono essere stimolate anche nella mente del lettore per far sì che la lettura induca il cervello a creare le immagini nella mente di chi legge e faccia vibrare le emozioni come se le stesse vivendo in prima persona.
Se io dico che Giuseppe scala la montagna e quando è in cima si butta con il deltaplano, per quanto possa essere un episodio eclatante, avventuroso, persino inverosimile, la percezione che si ha non solo non è coinvolgente, ma scivola senza lasciare traccia.
Se io invece narro l'avventura di Giuseppe raccontando della fatica che compie nella scalata, del dolore alle dita, le vesciche e i tagli sulla pelle provocati dalla roccia, il sole cocente sulla schiena, un piede che perde l'appiglio e rischia di farlo cadere, e poi il sollievo e la soddisfazione di aver raggiunto la vetta, il vento sulla pelle, la bellezza del panorama che si apre attorno a lui con le cime circostanti, la vallata ai piedi, il verde dei boschi che corre lungo i pendii, un'aquila che vola nel cielo e lui stesso, seguendo l'aquila sale sul deltaplano e si lancia libero come un uccello con tutto il mondo ai suoi piedi; stimolo la mente del lettore a visualizzare le immagini narrate e a percepirne le emozioni.
Per farlo è fondamentale avere ben chiaro in mente L'AMBIENTAZIONE e soprattutto occorre CONOSCERE perfettamente i propri PERSONAGGI dal momento in cui ipoteticamente sono nati, fino a quando entrano in scena. Ovvio che al lettore non bisogna rivelare la biografia completa come numero di scarpe, piatto preferito o a quale età si è rotto il mignolo del piede, ma queste informazioni servono all'autore per dare un'anima e una tridimensionalità ai personaggi che devono avere ognuno la propria voce, il proprio carattere, il proprio temperamento, i propri gusti. Ciò non solo arricchirà la storia, ma ci permetterà di farli muovere e parlare con una coerenza e una cifra stilistica ben precisa e riconoscibile.
Conoscere a menadito le regole ortografiche e grammaticali non basta per scrivere un romanzo degno di essere pubblicato.
La conoscenza della lingua italiana non è infatti condizione sufficiente per saper narrare, che è cosa ben diversa dallo scrivere in sé, poiché la lingua che occorre utilizzare nei romanzi è quella delle emozioni.