Apprezzo il tentativo di Paricia Cornwell di sorprendere il lettore con sperimentazioni diverse, magari nel tentativo di evitare l'effetto noia che alla lunga può sopraggiungere, quando si ha a che fare con serie molto floride come quella che ha Key Scarpetta come protagonista. Anche il voler virare verso un thriller più psicologico è interessante.
Purtroppo, però, il risultato, a mio parere, è deludente.
Mi sono buttata su "Il libro dei morti" con la stessa ingordigia che riservo ai romanzi in cui nutro grandi aspettative, certa di trovare un thriller investigativo solido, con una tensione costruita con metodo e quella profondità psicologica che ha reso celebre la serie di Kay Scarpetta. Eppure, questa volta, qualcosa non mi ha convinta.
La scelta della narrazione in terza persona al presente, probabilmente pensata per rendere il ritmo più incalzante e cinematografico, finisce per ottenere l’effetto opposto. I continui cambi di punto di vista risultano spesso poco fluidi e contribuiscono a creare una sensazione di frammentarietà e confusione. Più che aumentare la tensione, disorientano il lettore, che fatica a mantenere il filo dell’indagine.
Ed è proprio l’indagine, paradossalmente, a passare in secondo piano. Il romanzo appare sovraccarico di sottotrame e dinamiche relazionali che, invece di arricchire la narrazione, la appesantiscono. A tratti si ha quasi l’impressione che il cuore investigativo venga sacrificato, favorendo, invece, conflitti personali e attriti tra i personaggi, al punto da perdere di vista le vittime stesse.
In questo contesto, i personaggi risultano spesso eccessivi, sopra le righe. Le loro reazioni emotive sono amplificate, i conflitti costanti e raramente evolutivi. Più che una costruzione psicologica sottile e credibile, ci si trova di fronte a una drammatizzazione continua che rischia di sfociare in un effetto “soap opera”. Alcune figure secondarie, in particolare, sono talmente disturbanti da apparire quasi grottesche.
Il risultato è un thriller che, seppur di alto livello, arranca un po', faticando a trovare un equilibrio tra introspezione, azione, suspense e costruzione narrativa.
Qui la tensione è più data dall'atteggiamento, spesso urticante, dei personaggi, piuttosto che dall'indagine vera e propria che quasi sfuma, appannata e schiacciata da tutto il resto.
In definitiva, "Il libro dei morti" è un romanzo che divide. Può coinvolgere chi apprezza le dinamiche relazionali accese e i personaggi fortemente emotivi, ma rischia di allontanare chi cerca una narrazione più lineare ed equilibrata.
Trama
Dopo l'ultimo devastante caso che l'ha vista in azione in Florida, Kay Scarpetta si trasferisce a Charleston, nel South Carolina, dove apre uno studio di patologia forense con l'irrinunciabile aiuto della nipote Lucy e del fidato Pete Marino. Proprio quando sembra prendere avvio una tranquilla esistenza nella routine della provincia americana, Kay è chiamata a Roma per collaborare alle indagini sull'orrenda fine di una giovane campionessa di tennis statunitense. Un caso che sembra collegarsi a quello di un bambino morto proprio a Charleston in seguito alle privazioni e ai maltrattamenti. E a tutto ciò non sembra essere estranea una vecchia nemica di Kay, la psichiatra Marilyn Self. Cosa lega questi casi? Perché l'assassino scrive alla dottoressa Self prima di uccidere le sue vittime e di accanirsi con inaudita ferocia sui loro corpi? Ancora una volta Kay Scarpetta dovrà mettersi sulle tracce del colpevole, interpretandone i messaggi prima che sia troppo tardi.
★★★☆☆

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