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Paula di Isabel Allende è il libro che mi ha fatto versare più lacrime di tutti. Ti strappa il cuore, te lo tritura e te lo lascia lì agonizzante e sanguinante.
Non una commozione composta, non qualche lacrima trattenuta: un pianto vero, incontrollabile, che nasce dalla consapevolezza di trovarsi davanti a un dolore autentico, raccontato senza difese.
Non è un romanzo nel senso tradizionale del termine. È una lettera, una confessione, un atto d’amore disperato e lucidissimo insieme.
Il libro nasce mentre Paula, la figlia di Isabel Allende, giace in coma in un ospedale di Madrid. Per non soccombere all’attesa e al dolore, l’autrice inizia a scriverle una lunga lettera, raccontandole la storia della loro famiglia, della propria infanzia, dell’esilio, dell’amore e della perdita.
Da questo gesto intimo e necessario prende forma un libro che intreccia memoria personale, storia collettiva e lutto, trasformando la scrittura in uno strumento di sopravvivenza.
Ciò che rende Paula un libro così devastante è il fatto che non cerca di consolare il lettore. Isabel Allende non addolcisce nulla, non cerca frasi salvifiche, non costruisce una narrazione edificante.
Il dolore è lì, nudo, quotidiano, fatto di speranza e disperazione che si alternano senza logica. È il dolore di una madre che assiste all’impotenza più assoluta: quella di non poter salvare il proprio figlio.
Lo stile di Paula è volutamente semplice e lineare. Non c’è alcuna ricerca di virtuosismo letterario, perché qui la scrittura non serve a stupire, basta l'essenza.
Proprio questa essenzialità rende il libro così potente: ogni parola sembra necessaria, inevitabile, scritta perché non scriverla sarebbe stato impossibile e arriva dritta come uno schianto in autostrada nel cuore buio della notte.
Accanto al dolore, Paula è anche un libro sulla memoria. Raccontando a sua figlia chi è stata, Isabel Allende ricostruisce un’intera genealogia emotiva e culturale, restituendo al lettore una riflessione profonda sull’identità, sull’appartenenza e sull’eredità che lasciamo.
È un libro che parla di morte, ma anche — e forse soprattutto — di vita.
Paula di Isabel Allende è un libro struggente, necessario, indimenticabile. Una testimonianza d’amore che va oltre la letteratura e che lascia il lettore svuotato, ma anche profondamente umano.
⭐ Voto finale: 5/5

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