Alle prime posizioni della classifica dei miei libri preferiti c'è Cime tempestose di Emily Brontë.
Un romanzo d'amore e di morte. Violento, crudele, dove i personaggi sono cattivi, egoisti, contraddittori. Vittime e carnefici al contempo.
Cime tempestose non consola, non educa. Non redime. È una storia aspra, violenta, ossessiva, proprio come la brughiera che la attraversa. Ed è forse per questo che, a distanza di quasi due secoli, continua a disturbare, a dividere, a inquietare.
È un romanzo di denuncia che pone l'attenzione sull'amore malato, su quanto possa diventare distruttivo quando sfocia nell'ossessione, e su quanto le consuetudini sociali possano essere deleterie e catastrofiche. Eppure, al suo interno, vive una poesia potentissima: una raffinatezza di immagini, una magia di parole che lo rendono unico e intramontabile.
È un romanzo in netto contrasto con la tendenza moderna della scrittura immersiva e dello show, don't tell: Cime tempestose è interamente raccontato, eppure la maestria di Brontë riesce ad attanagliare cuore, stomaco e mente, senza lasciare scampo.
Una storia d’amore che non è una storia d’amore
Chi si avvicina a Cime tempestose aspettandosi un romanzo romantico resta spiazzato. Quella tra Heathcliff e Catherine non è una storia d’amore nel senso rassicurante del termine: è un legame assoluto, distruttivo, che annulla ogni possibilità di equilibrio.
Non c’è idealizzazione, non c’è redenzione. C’è il desiderio portato all’estremo, l’incapacità di separarsi senza annientarsi, la fusione che diventa condanna.
Heathcliff è una figura feroce e indimenticabile, vittima e carnefice allo stesso tempo. Catherine è irrequieta, selvaggia, superba, incapace di scegliere senza tradire se stessa.
Ora mi degraderebbe sposare Heathcliff, così non saprà mai quanto io lo ami: e non perché sia bello, Nelly, ma perché lui è più me stessa di quanto non lo sia io. Di qualsiasi cosa siano fatte le nostre anime, la mia e la sua sono la medesima cosa; e quella di Linton è diversa quanto un raggio di luna da un lampo, o il gelo dal fuoco.
Emily Brontë non giudica: osserva. E lascia che il lettore si confronti con il lato più oscuro dell’animo umano.
La scrittura di Emily Brontë è profondamente legata al paesaggio. La brughiera non è uno sfondo: è uno specchio emotivo, una forza viva che amplifica passioni, solitudini e ossessioni. Un'ambientazione gotica che danza con il tormento e l'ossessione dei protagonisti, trascinati da uno stile fortemente evocativo.
Non c’è nulla di addomesticato in questo testo. Ogni parola sembra scolpita nella pietra, come il vento che batte le colline dello Yorkshire.
Cime tempestose non è un romanzo facile né immediato. Pretende tempo. È un testo lento. Richiede attenzione, pazienza, disponibilità a entrare in un mondo morale lontano dal nostro. È un libro che non si lascia semplificare senza perdere la propria anima.
Ed è proprio per questo che le versioni “attualizzate” o alleggerite risultano un tradimento: privare Cime tempestose del suo linguaggio significa svuotarlo della sua potenza.
Cime tempestose è un romanzo feroce, scomodo, indimenticabile. Non parla di amore come lo vorremmo, ma come può essere: assoluto, distruttivo, irrisolto. Emily Brontë ha scritto un libro fuori da ogni tempo, ma in grado di comprenderli tutti.
Qui riesco quasi a concepire come un amore possa durare tutta una vita: mentre finora ero assolutamente convinto che nessun amore potesse resistere un anno.
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E credi che la tua gentilezza mi ha indotto ad amarti più profondamente di quanto farei se meritassi il tuo amore: e sebbene non potrei e non posso fare a meno di mostrarti la mia natura, me ne rammarico e me ne pento; e me ne pentirò e rammaricherò fino alla morte.
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Lo stare insieme è nello stesso tempo per noi essere liberi come nella solitudine, essere contenti come in compagnia.
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Ho sognato nella mia vita, sogni che son rimasti sempre con me, e che hanno cambiato le mie idee; son passati attraverso il tempo e attraverso di me, come il vino attraverso l'acqua, ed hanno alterato il colore della mia mente.
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Le mie grandi sofferenze in questo mondo sono state quelle di Heathcliff, e le ho viste e vissute tutte fin dal principio; il mio pensiero principale nella vita è lui. Se tutto il resto morisse, e lui rimanesse, io continuerei ad esistere; e se tutto il resto continuasse ad esistere e lui fosse annientato, l'universo si trasformerebbe in un completo estraneo: non ne sembreri parte. – Il mio amore per Linton è come il fogliame nei boschi: il tempo lo cambierà, ne sono consapevole, come l'inverno cambia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria. Nelly, io SONO Heathcliff! Lui è sempre sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere. Quindi non parlare più di separazione: non è possibile.
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Lui è più me stessa di quanto non lo sia io. Di qualsiasi cosa siano fatte le nostre anime, la mia e la sua sono la medesima cosa.
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È duro perdonare, e guardare codesti occhi, e toccare codeste mani consunte. Baciami ancora; e non farmi vedere i tuoi occhi! Ti perdono per quello che mi hai fatto. Io amo la mia assassina; ma il tuo assassino, come potrei perdonarlo?
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Ha mentito fino alla fine! Dov'è ora? Non è là, non in paradiso, non fra i morti, dov'è? Oh dicesti che non ti importava delle mie sofferenze! E io elevo una sola preghiera, la ripeterò fino a che la lingua non si sia seccata – Catherine Earnshaw, possa tu non trovare pace finché io avrò vita; dicesti che io ti avevo uccisa; perseguitami allora! Gli assassinati PERSEGUITANO i loro assassini, credo. So che dei fantasmi hanno vagato sulla terra. Sii sempre con me, assumi qualsiasi forma, fammi impazzire! Solo non lasciarmi in questo abisso dove non riesco a trovarti! Oh Dio! Non ci sono parole per dirlo! NON POSSO vivere senza la mia vita! NON POSSO vivere senza la mia anima!
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Non posso abbassare lo sguardo su questo pavimento che i suoi lineamenti sono delineati nella pietra. In ogni nuvola, in ogni albero, nell'aria della notte e nell'aspetto di ogni oggetto durante il giorno, io sono circondato dalla sua immagine! I più comuni visi di donna o uomo, i miei stessi lineamenti, si fanno gioco di me con il loro ricordarla. Il mondo intero è per me una terribile collezione di cimeli che mi ricordano che lei è esistita e che io l'ho persa!
⭐ Voto: 5/5
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