Consigli letterari "Mister Parkinson" di Nina Monica Scalabrin

È disponibile la terza edizione di "Mister Parkinson" di Nina Monica Scalabrin.
Nina Monica Scalabrin è nata a Milano e si è laureata in educazione fisica. Attualmente vive tra Venezia e Los Angeles, dove lavora come scrittrice e sceneggiatrice. 
Ha pubblicato il suo primo libro all'età di 17 con Rizzoli Editore dal titolo “Errori di Stagione”. Il suo libro seguente “I Diritti dell'anima” è stato stampato da LO.SA.MA. di Gobbo Maurizio tipografie (Venezia). 
La prima edizione di “Mister Parkinson” è stata pubblicata da Paolo Pedrazzi Eumeswil Edizioni (Pavia) nell’agosto del 2013 ed è stata presentata a Caorle il 13 agosto dello stesso anno dalla giornalista Gemma Canzoneri, direttrice della sezione letteraria del quotidiano “La Nuova di Venezia e Mestre”. Successivamente re-edito dalla casa editrice Edizioni Psiconline il 24 luglio 2014. 
Al momento l’autrice ha pubblicando il sequel di "Mister Parkinson". Il  titolo del nuovo lavoro è "Me and Mister Parkinson" e sta lavorando per la pubblicazione di una nuova edizione di “Mister Parkinson” negli Stati Uniti e in tutti i paesi anglosassoni. Inoltre sta sviluppando la sceneggiatura tratta dalla prima versione originale del libro.
Sinossi:

Venezia. Luisa godeva di ottima salute, una maestra elementare di provincia sulla cinquantina dotata di un carisma eccezionale. Nella primavera dell’anno 2006 venne colpita da una malattia misteriosa, un inarrestabile degenerazione della corteccia celebrale che fu diagnosticata dai medici come un’atipica sindrome di parkinsonismo. Alcuni giorni in seguito al suo ingresso in ospedale Luisa cadde in un sonno profondo e in quella dimensione sopravvisse per diverse settimane a poco a poco paralizzandosi completamente fino a perdere ogni percezione del suo corpo. Al suo risveglio da quel coma la sua mente tornò lucidissima e anche il passato presto riemerse da quel lungo sonno ma rimase intrappolata in un'altra dimensione parallela a questo universo tra la vita e la morte, sospesa tra il cielo e la terra. Gli specialisti che l’ebbero in cura ammisero che il suo cervello aveva subito danni irreversibili e che si sarebbe inevitabilmente ridotta a un vegetale. Il medico che si occupava dell’appoggio psicologico della famiglia consiglia alla figlia di scrivere una lunga lettera sotto forma di diario a Parkinson per esprimergli tutto il suo rancore, dando così finalmente un identità seppure immaginaria al devastante male che ha colpito la madre trasformandolo così in un essere da poter combattere.

Estratto del libro
"Nessuno ci venne in aiuto, nessuno spirito tutelare, nessun angelo custode, nessuna forma misteriosa di divinità. Nessuno mai udì quel disperato grido di dolore né la mia richiesta d’aiuto e dopo anni passati lottando contro la paura che la morte potesse giungere all’improvviso per rubarci quel poco di vita che ancora rimaneva nelle sue ossa mi decisi ad abbandonare per sempre la speranza. Fu un percorso molto lungo e giorni desolati. Camminammo nel fuoco senza bruciarci e nell’acqua senza bagnarci. La vita a poco a poco si dimenticò di noi come quando alla fine di uno spettacolo teatrale si spengono le luci del palcoscenico e cala il sipario. Ci avevano rubato tutto. Le medicine non servirono a nulla, non la salvarono e ne le tolsero nemmeno una minima parte di quella sofferenza che non meritava. L’immobilità totale di quegli anni le ridusse le vertebre fragili come vetro, la sua pelle sottile come fogli di carta velina e ogni muscolo del suo corpo fu distrutto. Ci eclissammo all’ombra della sola cosa che ci era rimasta la dignità e il dolore che avevamo ricevuto lo restituimmo tutto in preghiere.
Gli anni erano passati con una tale lentezza che i giorni avevano assunto le sembianze di piccoli granelli di sabbia dentro una clessidra. Le stagioni come fiori appassiti dal tempo si rincorrevano lungo il triste viale dei ricordi e sfumavano attraverso i giorni come gli acquarelli multicolori di un dipinto disciolto in lacrime. Gli orologi di tutto il mondo segnavano tutti la stessa ora, quella dell’attesa. Avevamo camminato - mia madre ed io - lungo i pendii angusti della disperazione lastricati da pezzi di vetro. Gli inverni gelidi c’erano penetrati nelle ossa e la primavera sembrava se ne fosse andata per sempre da questa terra. Per noi la relatività del tempo era l’egual misura del suo male che progrediva lentamente e scandiva gli attimi come il battito lento dell’ala di un gabbiano. Come una stella lontana milioni di chilometri andavo spegnendomi giorno dopo giorno e a volte mi domandavo chissà quanti miliardi di anni fa fossi vissuta. Non c’era più traccia sul mio viso della giovinetta che ero stata. Non conoscevo più quella donna che ero diventata e mi chiedevo chissà quale tipo di persona mi sarei ritrovata di fronte un giorno. Il mondo cambiava così velocemente, pensavo, ma per la gente come noi tutto è statico. "
Contatti:

Facebook, Facebook pagina ufficialeTwitter, Instagram

Il libro è disponibile sia in versione cartacea che elettronica.

Commenti