Non amo granché le interferenze di medium e sensitivi nei gialli, né tantomeno le indagini che si dilatano nel tempo allungandosi in settimane, mesi o anni, abbracciando addirittura casi irrisolti che giacevano fin dalla notte dei tempi. Sono evoluzioni che fanno vacillare la mia sospensione dell'incredulità, poiché le percepisco come artifizi messi allo scopo disorientare e far perdere il filo del ragionamento. Sono legittimi, certo, ma non li apprezzo.
Purtroppo, Quel che rimane di Patricia Cornwell conferma esattamente questa mia diffidenza.
Anzi, proprio l’insistenza su questi elementi finisce per rendere, a mio parere, la lettura meno coinvolgente di quanto ci si aspetterebbe da un’autrice del suo calibro. Invece di costruire una tensione crescente, questa dilatazione temporale contribuisce a disperdere l’attenzione. La sensazione è quella di un’indagine che fatica a trovare un centro, che si perde in deviazioni poco incisive e talvolta artificiose.È un continuo susseguirsi di forse, di suggestioni, di ipotesi e supposizioni dei personaggi che si accavallano e paiono giocare al gioco delle tre carte con quei pochi elementi investigativi presenti.
L'intrigo è dato più dai depistaggi e dagli sgambetti che i vari personaggi compiono a vicenda, che finiscono per allungare il brodo senza approdare da nessuna parte.
Patricia Cornwell ha voluto qui puntare il faro sulle lotte di potere e di autoconservazionie delle varie organizzazioni investigative che spesso, a tutti i livelli, finiscono per avere la meglio sulla ricerca del colpevole.
Anche le incursioni in territori più ambigui — che strizzano l’occhio a suggestioni quasi paranormali — sembrano scorciatoie narrative che non aggiungono profondità e mistero, ma piuttosto alimentano una certa frustrazione.
Resta, certo, la figura di Kay Scarpetta, con il suo carisma e la sua competenza, a tenere insieme il racconto. Ma persino il personaggio appare qui meno incisivo, come se fosse trascinato da una trama che non riesce a valorizzarne appieno le capacità investigative.
In definitiva, Quel che rimane è una lettura deludente: non tanto per le scelte in sé, legittime, quanto per il modo in cui vengono sviluppate. L’impressione finale è quella di un romanzo che rinuncia alla precisione e alla tensione per inseguire piste più fumose, perdendo così gran parte della sua efficacia.

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